Stai visitando Reggio Calabria e dintorni, poi tra una passeggiata sul km più bello d’Italia, una visita ai Bronzi di Riace e un trekking in Aspromonte arriva un certo languorino e vuoi buttarti a capofitto nella cucina tipica calabrese. In questo articolo ti suggerisco da local 5 posti dove mangiare tipico in città e dintorni!
Premetto: NON SONO UNA FOOD BLOGGER!
Ma voglio comunque imbarcarmi in questa serie di articoli a tema culinario per Reggio Calabria e dintorni perchè sono stanca di sentire parlar di Reggio solo per i Bronzi di Riace e il suo Lungomare, sono stanca di non trovare quasi nulla sul web che non siano le solite recensioni di Trip, sono stanca di sentire dire che a Reggio Calabria non c’è assolutamente nulla da fare!
Vivo a Reggio Calabria da più di 10 anni. La città ha tanti problemi tanto quanto potenziale da sviluppare.
Lo so io e lo sappiamo tutti quelli che ci abitano!!!
Ma perbacco a Reggio Calabria si mangia bene, anzi benissimo!
Quindi perchè non parlarne?
E tu viaggiatore che cerchi dove mangiare bene a Reggio Calabria e vuoi sapere quali siano i cavalli di battaglia di un dato ristorante o una curiosità su di uno specifico locale, ebbene nel mio piccolo posso darti qualche consiglio da local che, da anni, prova e cerca e riprova di tutto di più.
Bando alle chiacchere, ecco la mia lista dei 5 POSTI DOVE MANGIARE TIPICO A REGGIO CALABRIA.
IMPORTANTISSIMA PRECISAZIONE:
- la cucina a cui mi riferisco è la tradizionale calabrese, quindi che abbraccia sapori, prodotti e ricette dell’intera regione e non della singola città!
- NON HO STRETTO NESSUN TIPO DI COLLABORAZIONE con le strutture citate, nè ci sono stati sconti, regali o pasti gratis in cambio di questo articolo
- NON HO AVUTO UN TRATTAMENTO SPECIALE da parte dei ristoratori, loro sapevano a malapena del mio interesse per il loro locale nel citarli nel mio articolo
Indice
DOVE DORMIRE A REGGIO CALABRIA
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DOVE MANGIARE TIPICO A REGGIO CALABRIA: LA TAVERNETTA
PLUS DE “LA TAVERNETTA”: menù fisso super rodato con ampia scelta e molto abbondante, velocità nel servizio, rapporto qualità/prezzo ottimo


DOVE MANGIARE TIPICO A REGGIO CALABRIA: DROGHERIA CULINARIA
Il Cuoco Felicione, alias Felice Cuzzola, a settembre 2020 decide di realizzare il suo sogno: aprire un ristorante di cucina tipica calabrese presso il km più bello d’Italia.
Ci riesce! E ci riesce veramente bene con la Drogheria Culinaria!
Forte della sua esperienza ventennale a La Tavernetta, di cui è proprietario assieme alla sorella Letizia, viene scelto per rappresentare la Calabria alla 3° Ed. di Cuochi D’Italia, dove la sua saporita cucina fa una bellissima figura agli occhi di Alessandro Borghese e Gennaro Esposito.
Indeciso poi se aprire a Milano o a Londra, sceglie la sua città, Reggio Calabria, dove la nebbia la si trova al pari delle altre due ma non come agente atmosferico, bensì come prodotto di combustione della tradizionale salsiccia di maiale!!!
Entrando alla Drogheria per la prima volta, ricordo di essere subito stata attratta (da buona instagrammer!) dalla scelta dei colori e dei dettagli. Predominano i toni del verde, dal verde pino al verde persiano, e tanti riferimenti alla “mediterraneità” dello Stretto e della vicina Sicilia: teste di moro color crema come centrotavola, piatti smaltati a forma di pale di fico d’India e terrine per la fagiolata azzurre e gialle, che mi ricordano il mare e il sole dello Stretto.
Bellissima la cucina a vista, dove è difficile non vedere Felice spadellare maccheroni o stroncatura; poi, nemmeno a dirlo, in un angolo il caveau di salumi e formaggi di piccole realtà locali e la zona dove viene prodotta la pasta fresca.
Nell’ordinazione ci facciamo guidare e prendiamo il percorso di degustazione come antipasto, i maccheroni della domenica e la stroncatura, un piatto di tradizione povera, originario della piana di Gioia Tauro, che in città è difficile gustare nella sua originalità, cioè bianca con mollica tostata, alici, aglio, olio e peperoncino. Una vera bontà! La pancetta si scioglieva in bocca e i formaggi, soprattutto il pecorino, erano di alta qualità. Le polpette panciute e saporite, ricordavano quelle che le nonne preparavano la domenica a pranzo.
A fine pasto i dolci della tradizione reggina e calabrese: la ‘nzudda, lo stomatico e i sesamini, molti dei quali sono i dolci delle bancarelle, della Festa di Madonna e di Natale. Dolci che difficilmente il viaggiatore o il turista trova nei più famosi ristoranti in centro. Ed è proprio un peccato perchè ricordano un tempo passato, in cui la povertà degli ingredienti mista all’invettiva produceva piccole chicche che rischiano oggi di scomparire!
Poi parlando con Felice scopriamo che tra i suoi cavalli di battaglia c’è il pesce stocco con crema di pistacchio e pancetta, la fagiolata lievemente piccante e i maccheroni fatti in casa col ferretto. Di loro produzione sono l’olio al bergamotto e al basilico.
Perchè un viaggiatore dovrebbe venire a mangiare qui? Lo chef della Drogheria ci risponde: “Qui le persone possono “scialarsi” (un termine dialettale che indica una condizione a metà tra il divertimento e il relax), scoprono i piatti calabresi di 20 anni fa in un ambiente familiare e tranquillo, senza fretta”.
E io aggiungerei che è proprio il mood senza fretta che ci manca, che non si trova più! Grazie Felice per avermelo ricordato.
PLUS DELLA “DROGHERIA CULINARIA”: ambiente ricercato e attenzione nei dettagli, ricette e prodotti della tradizione calabrese senza dimenticare che siamo nel 2022, la simpatia del Cuoco Felicione non ha prezzo!


NOTA A MARGINE:
DA QUANDO UN INCONVENIENTE MI HA MANDATO ALL’ARIA UN VIAGGIO, IN CUI AVEVO PERSO TANTI GIORNI PER ORGANIZZARLO, NON PRENOTO PIU’ NULLA SENZA L’ASSICURAZIONE VIAGGIO.
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DOVE MANGIARE TIPICO A REGGIO CALABRIA: OFFICINA DEL GUSTO
Lo chef Fortunato Aricò, è artigiano del cibo e anima della sua Officina del Gusto, un ristorante che da quasi 20 anni assicura con la sua eleganza e attenzione alla qualità, un viaggio di sapori e sensazioni.
Appena entrata mi colpisce subito l’alta parete divisoria in legno che funge anche da cantina: centinaia di bottiglie di vino ordinatamente impilate e in bella mostra fino al soffitto. Dalle più blasonate aziende calabresi ai piccolissimi produttori locali. Il vino come filo conduttore di un itinerario regionale da catturare in un unico sguardo.
Alle pareti grandi disegni di donne dalle fogge giapponesi o anni ’20 dai colori vivaci in contrapposizione alle pareti bianchissime del locale.
Qui la tradizione si miscela con la raffinatezza di un tris di flan di carote viola, topinambur e cavolfiore dalle sembianze di golosi budini, poi il menù degustazione prosegue con croccanti arancinetti di riso di Sibari e porri, minestra di fagiolo poverello provenienti dall’Orto dell’Officina di cui lo chef Fortunato si prende cura personalmente, pane fatto in casa e le loro storiche polpette di Chianina al sugo.
Proseguiamo con maccheroni fatti in casa con pomodorini, nduja e caciocavallo e pasta e patate con guanciale e caciocavallo. Terminiamo infine con una fresca cheesecake con salsa di frutti rossi.
Una realtà culinaria attenta ed evoluta, un menù che cambia in base alla stagione, prevalentemente carne d’inverno, molto più pesce d’estate, funghi, selvaggina e zucca in autunno, senza disdegnare poi un certo fusion style con le altre cucine regionali. Una cucina che segue tanto il gusto quanto l’interpretazione che lo chef Fortunato mette ogni giorno nei piatti dei suoi clienti, molti dei quali storici e amici.
Fortunato Aricò ci tiene a precisarlo: il suo non è un ristorante di cucina tipica reggina nello stretto significato del termine, anche perchè poco si è fatto negli anni dalle istituzioni locali per canonizzare certi piatti e dargli una definizione e connotazione territoriale specifica.
Ciò non significa che se ti siedi a tavola con la sua cucina, non ritrovi il gusto della Calabria più classica, come ‘nduja, salsiccia e caciocavallo di Ciminà, quanto della Calabria meno conosciuta, come stoccafisso marinato nel succo di Bergamotto o l’hamburger di fagiolo settembrino zebrato.
Cuoco di Alleanza Slow Food e promotore della Cucina Botanica e della salvaguardia della biodiversità, seduto nel tavolo accanto lo chef Aricò ci parla gentilmente, con il suo stile pacato e tranquillo. Si percepisce la sua volontà di connettersi con le persone che vengono nel suo locale, persone che non tratta come clienti ma come potenziali e curiosi amanti del suo stesso mondo, fatto di passione e caparbietà.
Ci siamo sentiti accolti all’Officina, siamo stati bene e il desiderio di tornare più e più volte si è acceso.
PLUS DE “L’OFFICINA DEL GUSTO”: Cantina notevole e strettamente legata al territorio, tannta attenzione alla biodiversità, cucina consapevolmente calabrese ma con un tocco di fusion


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DOVE MANGIARE TIPICO NEI DINTORNI DI REGGIO CALABRIA: IL TIPICO CALABRESE
Allontanandosi dalla città e inoltrandosi in Aspromonte la cucina diventa sempre più semplice e genuina. Abbandoniamo innovazione e sperimentazioni culinarie, cucine di fusione e cantine altisonanti. Adesso tocca alla tipicità pura, quella che si tramanda di generazione in generazione, quella dove il km zero è più un “metro zero”.
Il primo dei due posti di cui vorrei raccontare si trova a Cardeto, un piccolo borgo di poco più di 1000 abitanti, inerpicato sulla zona sud-ovest d’Aspromonte, a 700 m s.l.m.
Per arrivare ti consiglio di uscire dalla Tangenziale di Reggio E90 a Modena, da qui seguire le indicazioni per San Sperato, attraversare Cataforìo e il piccolo borgo di San Salvatore. Arrivare infine alla Vallata del Sant’Agata, dove sorge Cardeto.
Il filo conduttore dell’Alleanza dei Cuochi Slow Food arriva fin quassù, da Giovanna, Marcello e Irene, la famiglia de Il Tipico Calabrese. Un osteria-museo nata dalla grande passione di Marcello Manti non solo per la cucina calabrese, ma per la storia, la lingua, i testi, gli strumenti di lavoro e di musica di una volta, i racconti, gli usi, le foto in bianco e nero, i passatempi, i racconti di una Calabria che non c’è più.
O forse si!
Perchè qui sopravvive quell’eco di tamburelli in festa, dello scampanellio delle greggi, del profumo delle minestre come si preparavano con i legumi di una volta.
Anzi specialmente con i legumi di una volta! Qui la minestra del fagiolo di Cardeto servito con erbe selvatiche è di casa! Marcello motiva e sostiene, infatti, i piccoli agricoltori della Vallata per la produzione di varietà di leguminose ad alto rischio di estinzione, promettendone poi l’acquisto e l’impiego nel suo locale.
I posti a sedere sono molto pochi, 20-25 in inverno, qualcuno in più in estate. Prenota con mooooolto anticipo, soprattutto se vai la domenica. Arriva un pò prima, così puoi visitare il museo con calma, spulciare nella nutrita libreria tutta calabrese di Marcello, chiedere del grande e antico telaio o della “bertula”, imparare a giocare con l’ambulante, l’antica roulette che intratteneva la gente per le strade nei piccoli borghi, percepire l’antica cultura dei Greci in Aspromonte.
Poi la cuoca Giovanna chiama al posto perchè si inizia a mangiare tutti insieme.
Ma anche seduto dal posto lo sguardo non può che soffermarsi da un oggetto antico e curioso all’altro, sulle pareti o sul soffitto. Dappertutto echi di civiltà contadina, brigantaggio e religione, ma anche tanti tantissimi biglietti di ringraziamento lasciati dagli ospiti italiani e stranieri.
Ma cosa abbiamo mangiato quindi? Con un pacato sottofondo di musica calabrese abbiamo gustato formaggio fresco e capocollo (of course!), frittatina di verdura e giardiniera di loro esclusiva produzione, fagioli con le cotiche nella terrina di terracotta scaldata. Fileja sia sugo di maiale che con broccoli e pancetta come primi e poi gran finale con grigliata di salsiccia, di una genuinità commovente, e involtini impanati e fritti super.
Insomma un’esperienza immersiva più che un semplice pranzo tipico. Complimenti alla famiglia de Il Tipico Calabrese per questo gioiellino incorniciato dalle montagne aspromontane, dove la passione e l’amore sono motori inarrestabili!
PLUS DE “IL TIPICO CALABRESE”: momenti di Calabria pura, antica e grecanica più che un pranzo domenicale, freschezza e semplicità negli ingredienti, gentilezza assoluta, vale veramente la strada!


DOVE MANGIARE TIPICO NEI DINTORNI DI REGGIO CALABRIA: CASCINA SCHICCIO
Terminiamo in bellezza con Cascina Schiccio, a 30 km circa da Reggio Calabria, nel Parco d’Aspromonte e precisamente nel comune di Santo Stefano. A mezz’ora dalla città ma immersi nella fresca atmosfera di montagna con un panorama mozzafiao sullo stretto di Messina.
Gianni e Angelo, sono due reggini che 4 anni fa hanno deciso di creare tra le montagne aspromontane un loro spazio dedicato alla cucina di montagna, proposta con un chiaro obbiettivo, differenziarsi!
E da veterana frequentatrice della zona non posso che approvare!
Un servizio organizzato e puntuale, un menù fisso che rispetta la cucina “di casa” di ogni calabrese ma con un attenta selezione dei pastifici e dei mulini, e una cuoca d’eccezione, la signora Caterina, che da decenni sa il fatto suo quando si tratta di accontentare gli esigenti palati reggini!
Prenota per tempo, soprattutto la Domenica, anche 10 giorni prima!
Il nome “Schiccio” deriva dalla contrada che a sua volte deriva dal termine dialettale che significa schizzo, perchè in questa zona il rifornimento idrico con partenza più alta su per la montagna ha una sorgente proprio nei pressi.
Cosa ci è piaciuto di più? Sicuramente la pasta di Gragnano con cime di rapa, pancetta e caciocavallo, senza quel retrogusto amarognolo tipico delle cime di rapa; i maccheroni fatti in casa tirati al ferretto con ragù di salsiccia e pancetta; la tagliata di controfiletto di scottona, che si scioglieva in bocca in quanto cotta alla perfezione, con patate al forno; e infine, non per importanza ma anzi, le puntine d maiale cotte nella birra, morbidissime.
Tornerò? Assolutamente si, ma in estate, perchè la cascina si trova in un punto super panoramico, con una terrazza che da sia sulle montagne sia in lontananza sullo Stretto, e con il caldo soffocante che abbiamo noi in estate, una fresca serata qui, non me la toglie nessuno!
PLUS DELLA “CASCINA SCHICCIO”: servizio professionale (una rarità in zona), cucina tradizionale ma non improvvisata, terrazza panoramica “antistress”!


Trovi tutti i video dei piatti citati e dei 5 locali sul mio album in evidenza su INSTAGRAM, chiamato TIPICITA’ con un peperoncino rosso come logo.
Spero ti farai una scorpacciata di cucina tipica calabrese!
BUON APPETITO!!!
Seguimi se ti va su Instagram come EOS.DISCOVERY dove posto a tempo reale il mio girovagare per il mondo!
Ciao viaggiatori, alla prossima!
Eosdiscovery
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